giovedì 29 dicembre 2011

Livorno: il Piano Strutturale che paralizza? di Paolo Gangemi

Strano il gruppo dirigente che gestisce da anni la città, dopo mesi di discussione si accorge che i tempi per un nuovo PRG sono normalmente abbastanza lunghi. Dopo aver prodotto un volume sulla revisione del Piano, confuso quanto inutile, dopo essersi divisi sulle previsioni, sul nuovo Ospedale o sulla Ceschina, con crisi di Giunta settimanali, oggi scopre che è difficile approvarlo entro la fine di questo mandato.
Anche il giornale locale ci mette del suo: “la mancata approvazione del Piano paralizza la città!!!”
La città è paralizzata dai diversi interessi che in giunta si scontrano, e qualche volta si annullano a vicenda, impedendo nei fatti all’amministrazione comunale di svolgere il suo ruolo, (che è difficile in questa grave crisi economica), affrontare e scegliere i nodi che stanno alla base del declino economico e sociale di Livorno.
Sono trascorsi solo 12 anni dall’approvazione dell’attuale Piano Strutturale, non molti per uno strumento urbanistico; la città purtroppo è profondamente mutata per interventi dannosi e speculativi realizzati in questi anni, in parte previsti nella pratica di contrattazione per le aree di trasformazioni e in parte frutto di continue varianti.
15mila alloggi costruiti hanno consumato suolo senza risolvere gli obbiettivi di rispondere alla domanda abitativa, visto che oggi abbiamo 7000 case vuote, 1000 sfratti per morosità incolpevole e più domane per un alloggio popolare.
Porta a Mare: distrutto lo storico cantiere navale in cambio di un’attività ridimensionata e incerta, abbandonato il bacino di carenaggio e le riparazioni navali, uffici e case per un porto turistico che non si realizza, e grandi guadagni per Benetti, non si vedono i benefici per la città.
Porta a Terra: i nuovi ipermercati ha ridotto le capacità del centro commerciale storico che oggi si tenta di salvare, ma la chiusura di tutti i cinema cittadini per far posto ai parcheggi di un centro che si vorrebbe pedonalizzare, significa desertificazione quando si spengono le luci dei negozi.
Nuovo Centro: dopo le poetiche fantasie dell’architetto Cagnardi che immaginava un percorso verde dalle colline al mare ci ritroveremo con un nuovo grande punto vendita e nuova cementificazione.
Montenero e Salviano2 negazione della previsione di preservare le aree precollinari.
La lista potrebbe continuare con altri interventi come l’infelice spostamento degli uffici finanziari nella Torre del Piazza, e il permesso di cambio di destinazione per gli ex immobili del Ministero del Tesoro, svenduti dal governo agli amici del quartierino, o la tragica vicenda delle Terme del Corallo: tra le tante cose non si comprende perché mai il palazzo delle Terme di Via Orosi è stato dato in regalo a Bottoni rinunciando ad una proprietà immobiliare che avrebbe fatto guadagnare la collettività e non solo l’imprenditore di riferimento (dopo la stagione della Polo e di Saporito)insieme a Bellabarba.
Tutto questo mentre in dieci anni sono andati perduti 10mila posti di lavoro nelle attività cantieristiche, portuali e industriali.
Servirebbe un Piano strutturale RIPARATORE che cambi marcia e direzione e invece si utilizzano ancora le emergenze in modo strumentale: il degrado di Piazza Grande, il Traffico urbano, il polo sportivo e l’abitare sociale, per motivare nuove edificazioni assecondando gli appetiti speculativi della rendita fondiaria che non producono lavoro duraturo e riducono i servizi comuni.
Nel 1999 avevamo chiesto che la zona di Fiorentina rientrasse nei piani di recupero, come quella del quadrilatero di Via Ademollo della quale oggi nessuno parla.
Polo sportivo della Ceschina? Sarebbe molto meglio affrontare globalmente gli attuali problemi degli impianti che rischiano il fallimento (come quello della Bastia), e offrire una maggiore offerta pubblica in tema di attività sportive diffuse e popolari.
Occorre che si costituisca in città una forte discussione sul futuro economico e sociale, avendo come riferimento il bene collettivo e la ricerca di lavori socialmente sostenibili, forse l’ultima occasione per una città destinata a restare senz’anima, circondata da impianti nocivi e da discariche. Questa è l’unica positiva scommessa per il PRG. Purtroppo da come è stato impostato il bando di concorso per affidare la redazione del nuovo strumento urbanistico, c’è poco da sperare.
Paolo Gangemi Circolo Centro RIFONDAZIONE COMUNISTA
Livorno 30 dicembre 2011

giovedì 1 dicembre 2011

PIANO STRUTTURALE DI LIVORNO di Daria Faggi dell’Osservatorio trasformazioni urbane

Il concorso per la redazione del Piano, ha suscitato molte polemiche, sarebbe meglio iniziare bene e in modo trasparente. Per esempio il sindaco o il suo ufficio di urbanistica ci potrebbero comunicare intanto quanto si è realizzato del piano vigente: quante abitazioni, servizi, strutture per il commercio e il turismo, ecc.. rispetto alle previsioni. Nessuno finora ha fatto il punto della situazione.
Delle linee guida ho apprezzato che si affermi la volontà di porre un freno all'espansione dei quartieri residenziali, ma per il resto regna la massima confusione sia per quel che riguarda la strutturazione del porto, le vocazioni economiche della città, sia per il risanamento ambientale, lo sviluppo di energie rinnovabili, la pedonalizzazione di ampie aree del commercio nel centro e quanto altro.
Il nuovo piano dovrà fare i conti con i problemi creati da anticipazioni avventurose ed estemporanee come la nuova localizzazione dell'area ospedaliera, dalle terribili condizioni economiche della città, individuando un nuovo modo per creare benessere, al di fuori di un acritico aumento di consumi tra l'altro assai improbabile.
Per fare tutto questo serve un professionista con max esperienza di pianificazione di comuni medio grandi (chiaramente due piccoli sommati non ne fanno uno grande). Se si considerano titoli di merito anche i lavori di progettista di costruzioni (questione opinabile) interessa forse di più sapere se oltre a condomini per abitazione i concorrenti hanno costruito anche scuole, ospedali, complessi industriali, aeroporti, se hanno vinto concorsi e se le loro opere sono state pubblicate su riviste accreditate di architettura. Al posto di questi requisiti si richiede un fatturato minimo. E’ normale che faccia discutere.
In effetti le condizioni stabilite nel bando, non garantiscono più di tanto le qualità professionali necessarie.
Sono convinta che invece la precondizione per avere un buon risultato è l'indiscussa autorevolezza dell'urbanista incaricato/a alla stesura del piano. Perché le pressioni degli interessi privati pesano in milioni di euro sul PRG e dunque sono assai pericolose; la pianificazione diventa l'occasione per valorizzare aree o edifici e per fare marketing territoriale. Insolera stimato urbanista, lasciò sdegnato Livorno, quando il suo piano a crescita zero fondato sul recupero dell'esistente fu snaturato dalla variante Leccia. Il resto è storia recente: l’abitare senza qualità si è diffuso come un cancro.
Adottare un progetto serio di partecipazione diretta dei cittadini garantirebbe meglio il pubblico interesse, per una città più vivibile con più servizi e meno inquinamento. I metodi ormai collaudati di composizione creativa del conflitto, possono trasformare la diversità delle idee in ricchezza.
Invece del tutto e subito, dettati dal profitto e dalle rendite, si potrebbe scegliere un’economia dolce, proiettata verso il futuro, fondata soprattutto sul recupero ambientale (messa in sicurezza antisismica degli edifici storici, rimboschimento della città, creazione del sistema di parco collinare e marittimo, cura e ripiantumazione delle colline, rilancio delle coltivazioni di qualità, riciclo dell’approvvigionamento energetico in favore dell’energia pulita e rinnovabile, raccolta delle acque piovane, monitoraggio e messa a regime delle canalizzazione naturali e artificiali, dei fossi e botri, dragaggio dei letti dei torrenti e delle foci a mare…) si avrebbe un doppio risultato quello di avere una città armoniosa, sociale e pulita e tanti posti di lavoro in più, utili e destinati a durare nel tempo.
Costruire e abbandonare l’esistente è stata la scelta fin qui adottata e i risultati si vedono: una Livorno senza più disegno riconoscibile e grande crisi del settore delle costruzioni, dopo l’abbuffata.
Certo bisogna uscire dallo spirito dei tempi, della privatizzazione di tutto, dal sistema sanitario alla scuola, dalle energie alla raccolta dei rifiuti. E’ una scorciatoia per chi non sa dare risposte alla crisi di sistema, e che ci ridurrà sempre più poveri, e con il paese spogliato, dopo il saccheggio e la rapina a scopo di profitto, di tutti i beni comuni. Chissà cosa ne pensa l’assessore Grassi che è un economista e che ha il timone del nuovo PRG.
Daria Faggi dell’Osservatorio trasformazioni urbane
Livorno 30 novembre 2011

giovedì 3 novembre 2011

DAL TIRRENO CRONACA DI LIVORNO DEL 3 NOVEMBRE 2011

Le critiche dell’osservatorio trasformazioni urbane
«Sul piano regolatore il sindaco non ci ha neanche risposto»
FEDERICA BOLDRINI

LIVORNO. “Sei mesi di silenzio da parte dell’amministrazione: ora siamo pronti a raccogliere le firme per presentare e avviare un progetto di partecipazione sul piano regolatore della città”.
L’osservatorio trasformazioni urbane di Livorno, primo firmatario di una lettera inviata alla giunta comunale circa sei mesi fa, torna ad accusare la giunta e il primo cittadino. “Nella nostra lettera - prende la parola Daria Faggi - firmata fra gli altri dai Verdi, dal Comitato contro l’ospedale a Montenero e altri cittadini, abbiamo chiesto di poter intraprendere un percorso partecipativo insieme all’amministrazione per discutere insieme del piano regolatore. Una richiesta legittima, dal momento che esiste una legge regionale sulla partecipazione, sottoscritta e condivisa dal Comune di Livorno in un documento del 2008”. Nessuna risposta dall’amministrazione, affermano gli esponenti dell’osservatorio, che criticano l’operato della giunta rivendicando “il diritto di cittadini ad essere coinvolti”. E, annunciano, “lo faremo in tempi molto brevi. Stiamo lavorando ad un progetto partecipativo da presentare in Regione e cominceremo a breve a raccogliere le firme. Per legge ne basteranno circa mille”. “Contiamo di riuscire a presentare il progetto entro novembre - anticipa Faggi - al più tardi entro la prossima primavera”. Un progetto che, specificano i firmatari della lettera, avrà alcuni punti fermi: “E’ impossibile andare avanti a suon di varianti anticipatrici - prende la parola Leonardo Bertelli - serve piuttosto un piano urbanistico esteso e non si può agire per singoli bisogni”. Territorio come bene pubblico, tutela dell’ambiente e attenzione al sociale sono gli altri punti cardine da portare avanti. “Se il Comune continuerà a non considerarci ci prenderemo da soli il nostro diritto alla partecipazione”.

domenica 16 ottobre 2011

Un contributo al dibattito sul nuovo piano regolatore di Ignazio Monterisi

Un contributo al dibattito sul nuovo piano regolatore
Daria ha saputo cogliere molto efficacemente in poche battute il bivio dinnanzi alla città con l’avvio del percorso di revisione dello strumento urbanistico: la fallimentare reiterazione degli incrementi delle rendite fondiarie, prospettata dalle varianti anticipatrici –il nuovo ospedale, innanzitutto- con l’incombente infiltrazione di capitali malavitosi già avvenuta a Rosignano e Cecina secondo il procuratore antimafia Pietro Grasso oppure “scelte di sviluppo sociale ed economico alternative al capitalismo finanziario, che punta a rapinare servizi e beni comuni”.
Ma il maggior partito di opposizione a Berlusconi, alla luce di quanto avviene nella nostra città governata da un suo pilastro nazionale, sembra meritare un giudizio più severo della “pochezza di idee alternative nel centrosinistra” formulato da Daria. Dietro le foglie di fico delle dichiarazioni del Sindaco sul futuro Piano Strutturale e sull’abitare sociale e delle mozioni comunali su omofobia, certificazione anagrafica delle famiglie di fatto, quote rosa nelle società comunali partecipate, testamento biologico ed azzeramento dei rifiuti, a Livorno men che debole la sostanza delle scelte economiche e sociali non è alternativa ma ricalca il neoliberismo antipopolare della destra: il cemento quale volano dell’economia, l’incremento della produzione energetica inquinante, la promozione dell’incenerimento dei rifiuti, la privatizzazione di beni e servizi essenziali con incremento della ricchezza lobbystica (al riguardo, vedere i 25 servizi non sanitari in dominio al futuro aggiudicatario dei lavori del nuovo ospedale!), la tolleranza dell’abusivismo edilizio, la disattenzione verso la stabilità fisica dei suoli e, secondo le valutazioni del concittadino senegalese Mbaye Diop, la ghettizzazione dei tunisini ospitati in villa La Morazzana.
Come contributo al dibattito introduttivo sul PS, rivolgo l’invito a superare la visione economicistica ed attingere suggestioni dai piani superiori della cultura e dei patrimoni morali nel passaggio dal metodo ai contenuti. Un’importante fonte d’ispirazione può essere trovata nel contesto geopolitico mediterraneo, in cui la città è immersa e forse ancora attivo nel DNA della livornesità, con i temi emergenti delle rivoluzioni popolari sulla sponda musulmana e della lotta dei popoli palestinese e Saharawi per lo Stato nazionale. Da questo universo di diritti violati è alimentata la mia visione del Centro della Pace interetnico e interreligioso nell’ampio recinto degli ex-macelli in centro città e ben protetto.
Ignazio Monterisi 16 ottobre 2011

giovedì 13 ottobre 2011

L’Assessore non incontra le associazioni firmatarie della lettera documento

L’Assessore non incontra le associazioni firmatarie della lettera documento sull’urbanistica inviata al Sindaco e ai gruppi consiliari del Comune di Livorno.

di Daria Faggi dell’Osservatorio Trasformazione Urbane


Un’altra occasione perduta! Non ci sembra proprio che venga ancora compresa la necessità di fare del governo del territorio lo strumento politico per scelte di sviluppo sociale ed economico alternative, capaci di farci sfuggire alla tenaglia delle scelte del capitalismo finanziario, che punta a rapinare servizi e beni comuni. Al contrario avendo ridotto il progetto generale di città a vendita parcellizzata del territorio (scelta facilitata dalla scomposizione della delega all'urbanistica) si continua a promuovere il marketing di zone ancora a verde o destinate a servizi. A furia di varianti, si sta bruciando ogni risorsa strategica per la pianificazione della città, che deve tornare ad essere accogliente e solidale, come non è più da tempo. Alla fine non c’è più nulla da pianificare!
Scelte come quella di anticipare lo spostamento dell'area ospedaliera non sono solo errori settoriali ma depotenziamento dell’intero P.R.G.
Un’ulteriore mutilazione dell'urbanistica ridotta a mercato di aree e fabbricati, costituirebbe un esito davvero catastrofico: la fase di recessione economica è strutturale bisogna dunque fare scelte di netta discontinuità nella gestione del territorio.
Il nuovo piano urbanistico è importante, purché la sfida per uscire da questo modello di sviluppo si svolga nei municipi attraverso l'uso delle risorse urbane. Altro non è dato fare, al di là delle sacrosante proteste contro il governo. Bisogna puntare a un futuro che offra lavoro e servizi alle nuove generazioni, sganciando i beni comuni dagli interessi di impresa a cui non devono più essere sottomessi. Le enormi colpe della destra, nell'aver coltivato gli appetiti dell'Italia peggiore, sono sotto gli occhi di tutti, ma è altrettanto evidente la pochezza di idee alternative nel centrosinistra. Forse anche questo sta dietro i fischi di ottobre al sindaco, da estendere a quasi tutta la classe politica di governo e di opposizione. Davvero si salvano in pochi e quei pochi hanno pochissimo peso. Ci è parso di capire che, una volta esaurita la fase palazzinara, ancora in corso d’opera, il Sindaco voglia passare all’industrialismo acritico, scelta che può essere una facile quanto fallimentare tentazione in una fase di trasferimento delle produzioni all’estero. Ma offrire il territorio libero per qualsiasi tipo di produzione non è una buona scelta.
Oggi è invece il momento di essere molto parsimoniosi nell’uso dei beni e terreni pubblici, e di valutare davvero l’efficacia costi ambientali e benefici, misurabili in sicurezza di lavoro stabile, energia pulita, lotta agli sprechi e aumento di servizi e spazi sociali, muovendosi intorno a un progetto di sviluppo sostenibile e condiviso. Un progetto generale da studiare attentamente, e da discutere e sottoporre al giudizio della città, in modo trasparente e partecipato. Ogni variante al vecchio piano allontana da questi obbiettivi. Proponiamo una pausa di salvaguardia nelle trasformazioni urbane in attesa di una tempestiva adozione del PRG.
Livorno 13 ottobre 2011

venerdì 30 settembre 2011

NUOVO OSPEDALE A LIVORNO TOGLIERE IL VELO AL PROJECT FINANCING di Leonardo Bertelli dell'Osservatorio Trasformazioni Urbane

Dall'esame del bando per la realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero in Livorno e dal relativo disciplinare di gara si desume che in parziale difformità dall'Accordo di Programma a suo tempo sottoscritto l'intera opera viene realizzata a cura del privato promotore finanziario che in concessione curerà la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva nonché la successiva intera costruzione del nuovo presidio, compresa la direzione dei lavori ed il coordinamento della sicurezza in fase di progetto e di esecuzione.
Naturalmente il privato, bontà sua, “dovrà prestare attenzione” al Documento Preliminare di Progettazione dello Studio di Fattibilità (riteniamo predisposto dallo studio tecnico-legale Pettinelli, anche se nessuno ha mai dato risposta alla richiesta di chiarimenti in merito).
L'unico riferimento ad un possibile controllo pubblico verrà indicato all'interno della bozza di convenzione ,che il promotore privato dovrà fornire in fase di gara, tra i vari elementi che la caratterizzano ; l'intera convenzione varrà al massimo tre ( diconsi tre) punti, dei cento a disposizione della commissione giudicatrice.
Non appare chiaro il motivo per cui il costo globale dell'intervento era stato stabilito in circa 267 milioni di euro e adesso il totale, IVA compresa, è divenuto di 191 milioni, con una diminuizione di 76 milioni. Si evidenzia nel disciplinare (art. 4 punto l) che ad oggi mancano i 130 milioni del cosiddetto finanziamento regionale, da restituire mediante la vendita del patrimonio immobiliare dell'AUSL 6, in quanto l'Amministrazione non procederà nell'aggiudicazione in caso di mancato ottenimento di tale finanziamento. Non appare chiaro inoltre se i 130 milioni siano da aggiungere ai 191 milioni già individuati portando il costo complessivo a 321 milioni.
Si sottolinea che la gestione affidata al privato avrà una durata di 356 mesi (circa 30 anni) e che l'AUSL prevede di pagare annualmente al concessionario per i servizi oltre 33 milioni di euro più IVA, a base 2010, quindi con rivalutazioni successive.
Una operazione analoga per la costruzione di un nuovo ospedale tramite un project financing è partita lo scorso anno a Padova con la ferma opposizione del PD e della CGIL.
Vale la pena di leggere, per gli ovvi riferimenti e similitudini, quanto affermato dall'opposizione di sinistra patavina e pubblicato dalla stampa locale.
La posizione del PD : “ ....Bisogna abbandonare il ricorso alla costruzione di strutture pubbliche con il project financing dimostratosi oneroso e rischioso perchè cede pezzi del sistema al mercato. “
Ed il segretario generale della Camera del Lavoro territoriale di Padova:
“ Il progressivo contenimento dei finanziamenti pubblici ha determinato, anche in sanità, il ricorso al partenariato pubblico/privato per la realizzazione di strutture ospedaliere e territoriali ............Si è slittati lentamente, in questo modo, verso una logica privatistica nella gestione del comparto sanitario. Il privato recupera il suo investimento gestendo il flusso di cassa derivante dall'espletamento del servizio. In sanità, dove la domanda dei servizi è sufficientemente stabile, il rischio per il privato risulta così notevolmente abbassato......... Il project financing in ambito sanitario lascia una serie di questioni aperte. Dall'inizio alla scadenza del contratto si succederanno, se tutto va bene, almeno 5-6 direttori generali. Chi sarà chiamato a dirigere l'azienda dopo 15 anni sarà in grado di onorare gli impegni presi ? Se incontrasse difficoltà a pagare il canone ? E se il soggetto promotore a seguito di una contrazione del flusso di cassa dovesse fronteggiare una richiesta di pignoramento dell'ospedale da parte della banca finanziatrice? Se per il privato una riduzione del flusso di cassa rappresenta una mera eventualità, questa è invece una certezza per il pubblico che rinuncia in partenza a una fetta dei suoi guadagni. In pratica il pubblico paga il privato per offrire sanità al cittadino. Ma a chi deve rivolgersi un dipendente ospedaliero se c'è qualcosa che non funziona nella sua unità operativa ? Va dal soggetto promotore o dal direttore sanitario ? Il privato, una volta completata l'opera, si interesserà al recupero del capitale investito. Siamo tutelati di fronte al rischio che si possa occupare più del volume delle prestazioni offerte che della loro qualità ?..........Servono sicuramente chiavi interpretative e approcci nuovi, ma non ci convince un'idea di welfare che si traduca semplicemente nel fatto che il pubblico deleghi ad altri le proprie responsabilità e funzioni, o una sussidiarietà intesa come sostitutiva e alternativa al ruolo pubblico. “
Ritengo si possano pienamente condividere le considerazioni critiche avanzate dal PD e dalla CGIL ….....di Padova; ma qui siamo a Livorno !
Leonardo Bertelli dell'Osservatorio Trasformazioni Urbane

giovedì 29 settembre 2011

Abitare Sociale: il progetto per Fiorentina di Daria Faggi

Abitare Sociale: il progetto per Fiorentina.

È difficile parlare con cognizione di causa di un progetto (abitare sociale ) di cui si è discusso poco o niente. Non sappiamo la quantità totale dei finanziamenti e da dove provengono, fatta eccezione per l’area del Mercato Ortofrutticolo. Sopratutto nessuno al momento ci sa dire quante case di E.R.P nuove saranno costruite al posto di quelle esistenti.
Si prospettano diversi scenari assai diversi tra loro: facciamo un esempio per Via Giordano Bruno per superfici medie di 53mq (da 46 a 60mq ad appartamento) per una meta del volume previsto e di 60mq di media per l’altra meta (da 55 a 65mq per alloggio) avremmo un totale di 130 alloggi in sostituzione dei 148 esistenti.
Con i 18 alloggi previsti nel Mercato Ortofrutticolo sarebbe scongiurata la diminuzione di alloggi ERP a canone sociale. In aggiunta avremmo l’offerta di altri 24 alloggi pubblici a canone concordato, in questo caso l’operazione sarebbe del tutto accettabile. Visto l’esiguo patrimonio residuale dopo la svendita di migliaia di case popolari.
Però negli allegati alla delibera si fanno altre ipotesi che prevedono una secca diminuzione dell’offerta Erp.
Vorremmo inoltre la certezza per evitare sprechi in questo momento intollerabili, che tutto il patrimonio svuotato dai trasferimenti, fosse utilizzato come ricovero temporaneo degli sfollati per sfratto con forza pubblica, in attesa di finire i lavori nella caserma lamar mora che è la sistemazione prevista per le famiglie in emergenza abitativa.
La vicenda di Via Giordano Bruno insegna anche che aver venduto le case popolari, soprattutto quelle inserite nei piani di recupero, è stato un atto di grave miopia politica.
Non resta che ricomprare al prezzo di vendita aggiornato in cambio di una riassegnazione se ci sono i requisiti, o proporre un cambio a prezzo di mercato facendo pagare la differenza tra la nuova casa e quella abbattuta.
Altrimenti il piano diventa assai oneroso e lo paga una collettività la cui proprietà è stata spesso assai mal gestita.
Poco sappiamo degli abusivi che a differenza di altri non sono stati sgombrati ai Vigili Urbani.
In questi frangenti è bene adottare regole uguali per tutti: un controllo delle condizioni all'origine dell'occupazione e una verifica della permanenza di situazione di emergenza abitativa, può e deve essere l'unico discrimine per una sistemazione pur sempre a titolo transitorio, poiché non sono intervenute sanatorie a creare differenze tra gli abitanti senza titolo.
L'unione inquilini ha sempre ritenuto che le case popolari vadano date ai legittimi assegnatari, ma certo vanno aggiornate le regole e i punteggi.
L'importante è che ci siamo regole buone e condivise capaci di dare risposte a nuovi problemi.
Oggi i giovani lavoratori precari sono fortemente penalizzati al punto di non avere nessuna possibilità di accesso a case a prezzi sostenibili, questa situazione richiedere criteri nuovi di assegnazione.
La possibilità di aver un futuro aiuta la legalità e il senso civico. Diamo in fretta risposte a misura delle nuove domande abitative.

Daria Faggi
p. Unione Inquilini
Livorno 28 settembre 2011

mercoledì 28 settembre 2011

Come dare l'ultima mazzata alla città pubblica di Leonardo Bertelli

Tra i compiti affidati ad alcuni assessori, cosi come risulta dalla recente “ristrutturazione” della Giunta Comunale e come risultava dal precedente assetto, ve ne sono due che meritano una attenta riflessione : valorizzazione del patrimonio comunale e marketing territoriale, e che, se non opportunamente chiariti appaiono finalizzati solo ad una futura commercializzazione di beni pubblici.
Il termine “valorizzazione” finalizzato alla alienazione di un patrimonio pubblico era già comparso nell'accordo di programma con l'azienda USL 6 per acquisire fondi destinati alla costruzione di un inutile e dannoso, a nostro parere, nuovo ospedale in località Montenero basso.
Non è una novità quella della eliminazione del patrimonio immobiliare pubblico attraverso varie procedure quasi sempre in contrasto con la pianificazione territoriale ; né, in tempi di predominio della cultura liberista contraria a qualsiasi sorta di pianificazione, l'andazzo è sorprendente. La vecchia urbanistica, che rivendicava l'indispensabile legame, nel piano regolatore, fra esistenza di riserve immobiliari di proprietà pubblica e possibilità effettiva di attuare il piano ( e teorizzare di pianificazione non illusoria) è stata sconfitta.
La pratica odierna è coerente con la supremazia politica della destra e con la debolezza della sinistra, se non della sua rinuncia ai propri modelli che ne giustificherebbero l'esistenza stessa.
Tuttavia sorprende, della sinistra, l'assoluta mancanza almeno di un contrasto, di una qualche barriera alla smaccata liquidazione, totale in prospettiva, del demanio pubblico ad ogni livello istituzionale. Purtroppo lo stesso principio di “privato è bello” si è introdotto non furtivamente fra i suoi ideali.
Penso agli anni fra i cinquanta ed i sessanta del secolo scorso. Erano i Comuni allora detti “democratici”, in accordo con i progettisti di sinistra o da questi sollecitati, a voler preservare la proprietà pubblica di suoli e di edifici destinati a funzioni sociali e culturali o a residenza (case comunali, dell'IACP e di altri istituti); nei casi migliori a volerla aumentare mediante precise indicazioni nel piano urbanistico non solo dei servizi singolarmente definiti, ma anche di aree a una nuova esplicita destinazione appunto a riserva demaniale.
Ora tutto questo è sepolto nella memoria di pochi e nessuno nel centrosinistra ma nemmeno nel residuo della sinistra si sognerebbe di proporre, anziché alienazioni, incremento di demani statali e locali.
Non solo lo Stato immagina di far cassa vendendo caserme, castelli e spiagge o di trasferire questi beni agli enti locali (“federalismo demaniale”) che provvederanno alla loro commercializzazione, ma anche gli enti locali stanno provvedendo per conto loro a vendere se stessi.
E' all'interno di tali procedure che è leggibile l'affare “Ceschina” (costruzioni all'interno di un area boscata destinata a verde pubblico), ma l'operazione più preoccupante e destabilizzante è quella che riguarda la valorizzazione e vendita del patrimonio immobiliare dell'AUSL 6, così come risulta dall'Accordo di Programma, sia quello parcellizzato in ambito urbano (i nove distretti esistenti e due unità immobiliari), sia quello costituito dalle enormi superfici e volumi dell'attuale presidio ospedaliero (più di undici ettari) e dell' attuale sede amministrativa (villa Rodocanacchi circa otto ettari), quest'ultima particolarmente disturbante in quanto area collinare,verde, attualmente usata come parco.
Nessuno può sapere quale sarà il destino urbanistico ed edilizio di questo violento passaggio dalla città pubblica alla città privata, se non che si assisterà all'ennesima vicenda disastrosa dal punto di vista degli interessi sociali cittadini. Nessuna condizione, nessun vincolo sulla destinazione futura e sulle trasformazioni fisiche regola le vendite. Nella situazione economico finanziaria attuale gli enti pubblici non hanno possibilità di di acquisto, ma anzi fanno cassa con le vendite per pareggiare i bilanci. E gli immobiliaristi, grandi, medi, e piccoli si sentiranno sempre più liberi, col ringraziamento dell'autorità pubblica, di continuare e portare a compimento il programma di appropriazione della città, dunque anche di abolizione di quel sentimento di comunanza urbana vantato dagli abitanti e concretizzabile solo negli spazi pubblici.

Leonardo Bertelli dell' O.T.U.
(traendolo da un analogo scritto di L. Meneghetti in “eddyburg”)

sabato 24 settembre 2011

Incontro con le associazioni firmatarie della lettera

Ora lunedì 10 ottobre • 17.30 - 20.00
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Libreria Gaia Scienza
DI FRANCO, 12
Livorno, Italy
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Osservatorio Trasformazioni Urbane - livorno

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TEMA
Incontro con le associazioni firmatarie della lettera documento sull’urbanistica inviata al Sindaco e ai gruppi consiliari del Comune di Livorno.

Lettera documento sull’urbanistica inviata al Sindaco e ai gruppi consiliari del Comune di Livorno

Tre anni fa, nel giugno 2008, il Comune di Livorno ha sottoscritto, con la Regione Toscana, il protocollo di intesa previsto dalla legge regionale 27 dicembre 2007, n.69 “Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali”

In questo modo ha scelto di condividere la lettera e lo spirito di questa legge, che dice, significativamente, all’art. 1 “ la partecipazione alla elaborazione e alla formazione delle politiche regionali e locali è un diritto…..”.

La legge regionale, inoltre, apre la possibilità agli Enti locali, di richiedere alla Regione stessa risorse per attivare processi partecipativi.

Pensiamo che la revisione del Piano Strutturale sia una occasione esemplare per attivare e sperimentare processi di partecipazione. soprattutto se l’amministrazione locale pone tra i suoi obiettivi quello che la comunità lo senta come proprio, vi si riconosca perché contiene le immagini che la comunità locale assegna ai luoghi di vita e di relazione.

Un Piano strutturale, infatti, stabilisce le grandi direttrici strategiche (economiche, sociali, territoriali) che orienteranno nei prossimi anni tutti gli interventi di trasformazione e conservazione dei luoghi, nonché le tutele ed i vincoli da applicare alle diverse porzioni di territorio, in relazione alle loro caratteristiche morfologiche, ambientali, paesaggistiche e alle loro qualità storiche e culturali. Ed è un disegno che avrà un forte impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali dei cittadini e delle cittadine che, pensiamo, hanno il diritto ed il dovere di essere protagonisti di scelte che li riguardano fortemente.

Inoltre “….In generale si può affermare che l'adozione dei metodi di partecipazione tende a ricostruire un equilibrio tra attori forti (portatori di interessi economici e lobbies) e attori deboli (portatori di interessi generali e diffusi) o, come spesso si afferma, a garantire la presenza del terzo attore (gli abitanti) tra istituzioni e mercato.” (Donatella Venti, introduzione al volume di selezione di esperienze di urbanistica e progettazione partecipata e comunicativa, Europolis, Convegno INU-WWF Bologna 25 febbraio1996)

Chiediamo, quindi, che l’Amministrazione Comunale di Livorno, in occasione della revisione del Piano Strutturale della città, attivi un processo partecipativo , predisponendo un progetto di coinvolgimento della cittadinanza in tutte le fasi mediante :

• La discussione e approfondimento delle “linee guida”, già approvate dal Consiglio comunale. È evidente che, in questo caso, si tratta di una partecipazione su scelte già compiute, mancando il passaggio fondamentale del coinvolgimento nella formazione delle scelte;

• la creazione di un URBAN CENTER nel centro città dove consultare e discutere tutta la documentazione e gli elaborati degli strumenti urbanistici, a cominciare dallo stato di attuazione del vigente piano ( superfici previste per: civile abitazione, commercio, servizi, verde pubblico, etc.) secondo le schede riassuntive approvate .

• la messa in campo, nelle fasi di predisposizione, redazione, adozione/approvazione, attuazione, di molteplici forme e modelli di partecipazione attiva, per altro già ampiamente sperimentate a livello nazionale e internazionale, alcuni dei quali attivati anche a Livorno, attraverso l’esperienza di Cisternino 2020 e di “Pensiamo in Grande”;

• l’indicazione esplicita, nel bando di affidamento di incarico di predisposizione del Piano Strutturale, del nesso progettazione/partecipazione.

Chiediamo, inoltre, un incontro al Sindaco ed agli assessori in indirizzo per illustrare le nostre richieste e proposte, nello spirito di una collaborazione, nello stesso tempo, critica e propositiva. Altri importanti comuni toscani hanno iniziato esperienze di urbanistica partecipata ( es. Siena, Grosseto e Firenze). Una città come la nostra così ricca di comitati e di organizzazioni di cittadinanza attiva che chiedono ascolto e informazione alle istituzioni non merita di essere privata di una occasione di confronto così importante.

Segue l’elenco di chi ha sottoscritto

Hanno sottoscritto il documento, alla data del 15 giugno 2011:

OSSERVATORIO TRASFORMAZIONI URBANE

ASSOCIAZIONE AGIRE VERDE

ASSOCIAZIONE CASA TERRITORIO - LIVORNO

ASSOCIAZIONE CENTRODONNA EVELINA DE MAGISTRIS

ASSOCIAZIONE ECOMONDO

APPL - ASSEMBLEA PERMANENTE PER LA PARTECIPAZIONE A LIVORNO

CITTADINI ECOLOGISTI

COMITATO PROMOTORE DEL REFERENDUM SULL'OSPEDALE DI LIVORNO

LAB – LAB

UNIONE INQUILINI

WWF LIVORNO



Francesco Agapite

Giacomo Bazzi

Daniela Bertelli

Leonardo Bertelli

Vito Borrelli

Antonio Breschi

Paolo Bruciati

Marco Cannito

Giovanni Ceraolo

Daniela Chimenti

Andrea Cionini

Simona Corradini

Lorenzo Cosimi

Letizia Del Bubba

Chiara De Marino

Daria Faggi

Marusca Falanga

Claudio Frontera

Paolo Gangemi

Maurizio Giacobbe

Lamberto Giannini

Marcello Lenzi

Francesco Marani

Stefano Mecacci

Paola Meneganti

Ignazio Monterisi

Daniela Miele

Sergio Nieri

Maila Nosiglia

Fabio Papini

Maurizio Pazzaglia

Salvatore Picardi

Graziella Pierfederici

Francesca Pritoni

Lucia Posarelli

Mario Puggelli

Annalisa Ravenna

Stefano Romboli

Ruggero Morelli

Tommaso Tocchini

Moreno Toigo

Gabriele Volpi



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giovedì 31 marzo 2011

Effetto Venezia compie 25 anni: troppo giovane per finire. di Daria Faggi

Era il 1986, quando ebbe inizio la prima edizione di Effetto Venezia: nacque senza mezzi e (secondo la maggior parte degli amministratori locali) senza futuro, inventata dall’assessore all’Annona Nicoletti, messa in piedi con l’aiuto di qualche bottega storica del quartiere e dalla Compagnia Portuali, che a quei tempi era l’ancora di salvezza di tutti.
Nella realizzazione un po’ raffazzonata, l’illuminazione con torri faro, spesso impietosa, metteva in mostra e alla gogna l’abbandono in cui era stato lasciato il quartiere più bello di Livorno, il suo vero cuore, superstite delle distruzioni belliche, capace ancora di testimoniare l’antica grandezza commerciale di Livorno.
Riuscì a compiere il miracolo; quello di convincere che la Venezia doveva risorgere, andava risanata e restaurata, insieme ai suoi fossi, ai ponti alle fortezze ai suoi isolati.
Bisognerebbe non dimenticare mai il senso e lo scopo profondo dell’operazione.
Proprio in quel periodo, insieme al piano di recupero, parte essenziale del PRG di Isolera, si cominciò a promuovere l’idea di un vero grande porto turistico nel Mediceo, (abbandonando l’ipotesi del porticciolo Marina alla Bellana) con ben altri di spazi e grandi possibilità di aree di servizio a terra, rispetto all’altra collocazione.
I rischi di questa lucrosa trasformazione furono ben chiari da subito: l’ipotesi di spostare il varo delle navi allo scalo Morosini, nasceva dalla volontà di salvare il cantiere Orlando.
Purtroppo il cantiere non si è salvato e nemmeno l’idea del nuovo uso turistico del Mediceo è andata in porto: con tutte le case (non previste) costruite al posto dei servizi, è oggi impossibile o quasi reperire a terra, aree sufficienti per gli standard previsti per un porto di prestigio internazionale nel mediterraneo, e dunque finirà declassato ( come già si intravede) a parcheggio di barche o a porticciolo di bassa categoria.
Forse né l’Assessore Picchi né il Sindaco Cosimi sanno che la classificazione dei porti turistici, dipende dagli standard di servizio alla nautica disponibili, a cominciare ai parcheggi fino al rimessaggi, approvvigionamento di combustile e pezzi d ricambio, alberghi, ristoranti, etc.
Al posto di queste opere sono state progettate 300 abitazioni del tutto inutili, in una città che ha già più di 8000 case sfitte.
Come si può ben capire, l’attuale Porta a Mare è un vero danno per lo sviluppo della città futura.
Uno spreco terribile difficilmente rimediabile, ma molte cose si possono ancora e si debbono fare: a cominciare dal recupero (interrotto) della Fortezza Vecchia e Nuova, del forte San Pietro, dei Fondaci, e soprattutto dei percorsi che oggi collegano malissimo il quartiere con il Forte del Sangallo, assediato da un informe piazzale, ingabbiato in reti da pollaio, davvero indecenti.
Effetto Venezia muore, certamente per i tagli scellerati della destra di governo che mortifica la cultura, ma anche per l’insipienza del governo locale, che non riesce mai a concepire le trasformazioni della città come operazioni di largo respiro e non come episodi di operazioni speculative, perché ai nostri amministratori manca la cultura urbanistica.
Esito paradossale per una città che fu giustamente famosa nei secoli scorsi, per lo splendido impianto urbanistico, più che per singole opere di architettura.
Proprio per questo, nonostante tutto, Effetto Venezia va salvato.
Potrebbe essere meno mercatino rionale (nel senso di liberare le spallette dei fossi concentrando in una piazza tutte le bancarelle) offrendo in alternativa occasioni culturali gratuite, incontri e riflessioni su un progetto partito umilmente ma ricco di utopia, che si è arenato dopo essersi trasformato in una festa di quartiere cultural-commerciale, di indubbio interesse ma dimentica dei grandi obbiettivi dell’esordio.
L’Effetto Venezia di quest’anno potrebbe diventare soprattutto occasione di discussione su quanto è stato realizzato nelle trasformazioni urbane, e per il rilancio del sistema porto, quartiere, mura, fossi fondaci, fortezze, per continuare l’operazione di recupero urbanistico e architettonico.
Riaccendere le luci, ma soprattutto la partecipazione: riflettere insieme e socializzare le proposte produce ricchezza, e costa poco.
Al resto possono pensare, come all’inizio, i locali di ristorazione e tempo libero, i circoli culturali, le associazioni a cui non manca la fantasia.
Daria Faggi
dell’Osservatorio Trasformazioni urbane
Livorno 31 marzo 2011

mercoledì 30 marzo 2011

“La città futura” di Leonardo Bertelli

“La città futura”


Per cominciare due citazioni : il titolo, che è il nome della rivista pubblicata nel 1917 da Antonio Gramsci, in cui è presente l'articolo “Contro gli indifferenti” che consiglio a tutti di cercare e leggere o rileggere ; la seconda meno conosciuta che qui trascrivo “ Non c'è nulla che non possa essere cambiato da una consapevole e informata azione sociale, provvista di scopo e dotata di legittimità. Se la gente è informata e attiva e può comunicare da una parte all'altra del mondo; se l'impresa si assume le sue responsabilità sociali; se i media diventano i messaggeri piuttosto che il messaggio; se gli attori politici reagiscono al cinismo e ripristinano la fiducia nella democrazia; se la cultura viene ricostruita a partire dall'esperienza; se l'umanità avverte la solidarietà intergenerazionale vivendo in armonia con la natura; se ci avventuriamo nell'esplorazione del nostro io profondo, avendo fatto pace fra di noi; ebbene, se tutto ciò si verificherà, finchè c'è ancora tempo, grazie alle nostre decisioni informate, consapevoli e condivise, allora forse riusciremo finalmente a vivere e a lasciar vivere, ad amare ed essere amati.”1
Una terza citazione è tratta dal programma elettorale del Sindaco :
“insieme per governare il cambiamento...., superamento di una visione gerarchica..., idea della partecipazione come motore di cambiamento..., i cittadini non più solo destinatari delle azioni di governo, ma essi stessi azioni di governo..., la partecipazione si evolve a strumento per costruire e mantenere i legami sociali, per riaffermare e difendere una visione comunitaria del territorio...., Livorno “città della partecipazione”
Questi pensieri e questi intenti esprimono al meglio quanto è giusto e necessario per una alternativa di governo democratico.
La revisione del piano strutturale del territorio comunale ha la finalità di stabilire le grandi direttrici strategiche (economiche, sociali, territoriali) che orienteranno nei prossimi anni tutti gli interventi di trasformazione e conservazione dei luoghi, nonché le tutele ed i vincoli da applicare alle diverse porzioni di territorio in relazione alle loro caratteristiche morfologiche, ambientali, paesaggistiche e alle loro qualità storiche e culturali.
Questo disegno avrà un forte impatto sulla vita quotidiana e sulle relazioni sociali dei cittadini; proprio per questo riteniamo che la cittadinanza debba essere informata e interpellata e che il dialogo verta non sull'astrattezza dei progetti, ma sui veri bisogni e sulle aspettative di benessere e di qualità della vita espressi che costituiscono il primo obbiettivo di una amministrazione comunale e sui quali vanno disegnati i piani di sviluppo e di governo del territorio .
Un processo partecipativo non si compie proponendo scelte già fatte con cui si può solo assentire o dissentire. Si fa coinvolgendo dall'inizio la cittadinanza con un metodo di lavoro chiaramente esplicato e perseguito.
Possiamo intendere la partecipazione come elemento fondante di una ricerca di rifondazione della democrazia reale non meramente rappresentativa, possiamo intendere la partecipazione come il lavoro per far entrare nella democrazia (il vigente sistema di governo) nuovi diritti, nuovi soggetti sociali finora esclusi dal processo delle decisioni o marginali rispetto a tale processo, soggetti sociali portatori di nuovi interessi, di nuovi bisogni, di nuove ricchezze (interiori, di idee), di nuovi valori, ma in ogni caso, per avviare la revisione dello strumento urbanistico, appare necessario promuovere la costruzione di un modello di partecipazione che possa dare permanenza al ruolo della democrazia diretta nella vita politica ed amministrativa locale.
Già durante il dibattito sul referendum per la localizzazione del nuovo Ospedale, il Sindaco aveva promesso (verbalmente e sulla stampa) che la revisione del Piano Strutturale sarebbe avvenuta con modalità partecipative. A ciò si aggiunga che il Comune di Livorno è stato tra le prime amministrazioni della Toscana a firmare il protocollo d'intesa con la Regione nel rispetto della legge regionale per la partecipazione dei cittadini ( n° 69/2007) . Come ha scritto Hannah Arendt : “Rimedio all'imprevedibilità, alla caotica incertezza del futuro, è la facoltà di fare e mantenere delle promesse” cioè di progettare coraggiosamente il futuro.
Da una attenta lettura della deliberazione consiliare n° 51 del 15/04/2009 “Lineamenti guida per l'avvio del procedimento di revisione del Piano Strutturale” e dal più recente corposo documento del 18/01/2011 “Verso la revisione del Piano Strutturale – L'idea di città e le politiche d'intervento “ non è possibile ricavare alcuna indicazione di proposta e sviluppo di processo partecipativo, salvo sei parole nella penultima pagina trattando i temi dell'ambiente.
Ma allora, visto l'evolversi degli avvenimenti, quanto enunciato dal Sindaco nel programma resta solo un elenco di buone intenzioni, non certo linee di governo su cui orientare la propria azione amministrativa, non una sorta di patto con i cittadini, non un contenitore di idee appetibili per attirare gli elettori da abbandonare quando non servono più, specchietti per le allodole !
Governare il territorio con equità e partecipazione ha bisogno di tempo e di ascolto. Se l'Amministrazione vorrà, come ha promesso, intraprendere questa strada potrà contare su molti cittadini disposti a seguirla ed appoggiarla. Altrimenti prevarrà la sfiducia, la collera e l'indifferenza.


Leonardo Bertelli
(per l'Osservatorio Trasformazioni Urbane)

domenica 20 febbraio 2011

Ignazio Monterisi per i Cittadini Ecologisti commento di recenti asserzioni dell’assessore regionale all’urbanistica e in esito al depotenziamento ..

Livorno 10.2.2011
A commento di recenti asserzioni dell’assessore regionale all’urbanistica e in esito al depotenziamento del trasporto pubblico il comitato promotore del referendum, nell’intervento pubblicato dal Tirreno il 30 gennaio, si è posizionato su generiche petizioni di principio verso il Piano Strutturale e l’ubicazione dell’ospedale; guardando più avanti, la Rete delle associazioni di sinistra Vertenza Livorno, con le sue scelte, vuole consolidare l’orientamento popolare contro gli sprechi del trasferimento a Montenero Basso, arcor più recriminabili dopo la notizia -guarda caso, diffusa solo a votazione avvenuta!- del ricorso del Comune ad alienazioni patrimoniali, per difficoltà di bilancio.
In più, le disavventure del nuovo distretto sanitario di Salviano sia viarie (lavori di accesso da via dei Pelaghi non ancora terminati) che elettriche (sette mesi di alimentazione con il generatore a gasolio arrivati a costare più della metà delle spese referendarie) hanno dimostrato che non meno perspicace era stato il dubbio sulla capacità degli uffici comunali di gestire il complesso intreccio tra alienazione del patrimonio sanitario dismesso, adattamenti funzionali in viale Alfieri, progressione dei lavori a Montenero, rivoluzionamento della viabilità.
Di fronte a tutto ciò e all’esito del megasondaggio referendario, che ha messo a nudo la desolante frattura tra cittadini ed istituzioni politiche sindacali associative –con buona pace del direttore dell’Asl che si è attribuito il consenso dei non votanti- abbiamo provato a dettagliare con l’assistenza di tecnici edili e sanitari l’ipotesi di ristrutturazione-ampliamento dell’ospedale storico, nei cinque punti successivi, credendo di essere riusciti a confutare gli argomenti principali dell’Amministrazione, l’impossibilità di raggiungere in viale Alfieri standard accettabili e il grave disagio all’attività sanitaria nel corso dei lavori:
1°) costruzione, dietro il pronto soccorso, di un monoblocco di 250-300 posti letto sull’area dell’edificio a due piani adibito a farmacia, magazzino medicinali e laboratorio analisi. Insieme ai limitrofi padiglioni 8° 9° 11° e ai reparti Utic e rianimazione della palazzina del pronto soccorso si raggiunge il numero di letti programmati per Montenero, raccolti nello spazio –si può dire- di un fazzoletto e a venti metri dal pronto soccorso;
2°) chi si straccerà le vesti, per la demolizione dell’edificio di recente costruzione della farmacia ed annessi, mediti sul ben più consistente abbattimento programmato del RSA Pascoli capace di 200 ospiti! Inoltre, con l’accesso diretto da via Del Corona, unitamente all’erezione di barriere fonoassorbenti e a filtri antipolvere, vengono ad essere di molto ridotti i disagi alle attività sanitarie;
3°) agli uffici direzionali sarebbe confermata la sistemazione nel palazzo centrale su viale Alfieri, (abbandonando Monterotondo agli appetiti edificatori), mentre il primo padiglione manterrebbe la destinazione ad hospice. E forse, esaudite tutte le occorrenze sanitarie quali l’ospedale di comunità e la riserva di letti in un periodo di transizione, diventa proponibile un futuro diradamento edilizio a vantaggio di nuovi polmoni verdi nel perimetro ospedaliero;
4°) è sempre apparso pretestuoso l’argomento di assenza di parcheggi, sollevato durante la campagna elettorale attraverso l’occultamento dei 300 nuovi posti complessivi in via Del Corona e piazza Maria Lavagna. In molti hanno già ricordato la disponibilità dei due capannoni in via della Meridiana;
5°) il progetto potrà essere esteso alla riqualificazione dell’intero megaisolato tra viale Carducci, viale Alfieri, via Gramsci e via Del Corona: spostamento dell’accesso al pronto soccorso e nuovi ingressi all’ospedale e al parco Pertini, il cui anfiteatro è adattabile ad eliporto notturno per sicurezza degli atterraggi e rispetto del riposo, risolvendo obiezioni ricevute nel corso dei volantinaggi referendari..
Per mezo dei quali abbiamo colto gli umori di centinaia e centinaia di livornesi, nell’attaccamento a tradizioni amate, contro le megalomanie tipo Ponte sullo Stretto, che in sostanza servono a spostare risorse dai consumi famigliari alle grandi holding finanziarie, e a favore di una incipiente sobrietà ecologica con uso più accurato di risorse da distribuire equamente verso molti servizi.
Ignazio Monterisi per i Cittadini Ecologisti

mercoledì 2 febbraio 2011

DOCUMENTO A CURA DEL GRUPPO DI CONTINUITA’.

DOCUMENTO A CURA DEL GRUPPO DI CONTINUITA’.
OSSERVATORIO TRASFORMAZIONI URBANE – LIVORNO
URBANISTICA PARTECIPATA
Per delineare gli elementi fondativi di una nuova urbanistica partecipata, l’OTU è partito da alcuni presupposi condivisi: esistono nei servizi delle regole di efficienza e non di mercato; un servizio pubblico ha finalità che non sono mai riconducibili al massimo profitto dovendo garantire, a parità di risorse, la massima efficacia sociale.
Invece oggi sempre di più prevalgono logiche di gestione privatistica di beni di interesse pubblico, che hanno conseguenze dirette sulla qualità di vita delle persone: stiamo assistendo al saccheggio delle parti più pregiate del nostro comune, da parte di speculatori “palazzinari” e alla vendita –svendita degli immobili che dovrebbero costituire un patrimonio indisponibile per la loro importanza strategica.
Ricordiamo che uno dei compiti principali della pianificazione è quello di promuovere il rispetto del paesaggio e la corretta salvaguardia delle testimonianze storiche per ridisegnare in modo armonioso e equilibrato una città che sia spazio pubblico e democratico, condiviso dalla comunità che vive nel territorio e se ne prende cura, essendo investita dalla responsabilità di partecipare alle scelte.
Fare urbanistica partecipata è, dunque, una necessità per arrestare il degrado civile-morale-materiale dell’ambiente in cui viviamo ed uno strumento potente per rivitalizzare il senso e la pratica della cittadinanza.
Per farla, occorre che, prima della redazione del nuovo piano, l’amministrazione comunale elabori un progetto per la partecipazione urbanistica, con obbiettivi chiari, precisa indicazione di tempi, luoghi, modalità, risorse e strumenti, un documento programmatico sottoscritto, anche, dagli urbanisti chiamati a ridisegnare la città.
Nel corso di esperienze precedenti, come Cisternino 2020, sono stati formati facilitatori giovani e preparati, e nel confronto aperto intorno a scelte urbanistiche sono emerse realtà importanti (oltre il nostro OTU): associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, volontariato sociale, ma anche cittadini e cittadine singole, disponibili a mobilitarsi e a collaborare con le istituzioni.

PIANIFICAZIONE e PROCESSI PARTECIPATIVI
Nei processi partecipativi occorrerà distinguere tra chi partecipa a disegnare la propria città (cittadinanza attiva) e chi intende trarre vantaggi economici dalle trasformazioni territoriali (operatori economici).
Nessuno di noi intende mettere in discussione il principio del corretto esercizio di interessi privati, naturalmente nell’ambito delle regole e dei vincoli cogenti per tutti, purché non vengano fraintesi, confondendoli con l’interesse pubblico e non ledano i diritti della collettività.
E’ comunque essenziale individuare un luogo centrale (sul modello degli ateliers d’urbanistica parigini o dell’ Urban center) per raccogliere tutto il materiale esistente, prodotto e in corso di elaborazione, liberamente consultabile, per poter sempre sapere di che cosa realmente si stia discutendo. Un centro di questo tipo rimarrà funzionante anche dopo la redazione del piano, in modo da rendere continuativa ed efficace la partecipazione.
Bisogna, per pianificare, partire da un’idea, un modello di organizzazione sociale, da cui far discendere direttrici coerenti e rigorose, a partire dagli indirizzi generali della Regione e della Provincia sull’uso del territorio, sulle misure di salvaguardia, conservazione e sviluppo sostenibile, individuando a monte le strutture strategiche di area vasta intercomunale e interprovinciale.
Dopodiché si tratta di fotografare, attraverso un’opera di ricerca ed analisi, lo stato di fatto del nostro comune, indicare il fabbisogno di servizi, i segni di degrado e di scollamento sociale e ambientale, e proporre uno statuto dei luoghi, regole, vincoli e strumenti di realizzazione delle proposte, fino al dettaglio delle norme di attuazione.
E’ prevedibile che, nel corso del confronto, si formalizzino ipotesi e proposte anche in netto contrasto, che non debbono eludersi reciprocamente, ma essere oggetto di approfondimento, attraverso parametri condivisi, che definiscano i fattori di miglioramento e peggioramento della vita dei cittadini.
Dunque una delle prime questioni da affrontare insieme è quella delle categorie generali di valutazione per individuare benefici collettivi e costi sociali, perché da qui discendono correttamente le priorità di scelta.
L’OTU ha identificato alcune categorie di misurazione delle proposte di trasformazione urbana, alcuni indici di benessere ambientale, economico e sociale, e al contrario, di peggioramento delle condizioni di vita.
Ci sembrano elementi di pubblico interesse il miglioramento dell’autosufficienza energetica, la riduzione di sprechi e consumi, l’aumento dell’uso delle risorse rinnovabili, la riduzione delle necessità di usare mezzi di trasporto individuali, l’aumento dell’offerta di trasporto collettivo pubblico e privato, l’aumento degli spazi culturali e di socializzazione, centri civici, strutture per attività di tempo libero a scopo ludico e fuori mercato, l’aumento di edilizia pubblica.
Tra i costi sociali inaccettabili, abbiamo individuato lo spreco e consumo ulteriore di beni comuni, a partire dal territorio.
L’estensione di insediamenti già ora ipertrofici, ipermercati e terziario avanzato, produce rifiuti in quantità non compatibile con tempi, modi e strumenti di smaltimento, aggravano i problemi di traffico privato e commerciale, a carico della collettività: occorre perciò che sia regolato con apposite normative e convenzioni, che garantiscano l’interesse comune (compresa la compatibilità con il sistema storico commerciale del centro).
Bisognerebbe selezionare, tra le richieste di insediamenti produttivi le proposte che garantiscano lavoro buono e stabile, produzioni compatibili con gli obbiettivi di sviluppo sostenibile, favorendo il pieno utilizzo delle strutture esistenti, in cui è cessata o mai iniziata l’attività.
In ogni caso occorre impedire l’insediamento di strutture nuove e rinnovate che non siano progettate con criteri di autosufficienza energetica e sistemi di raccolta delle acque piovane, o che comportino riduzioni del sistema del verde pubblico e privato concentrato e diffuso.

STRUMENTI PARTECIPATIVI
Prediamo in esame i metodi utilizzati in Italia: Agenda 21, gli ateliers d’urbanisme, gli open space , i laboratori, le mappe di comunità e i “ cantieri di urbanistica partecipata”, già sperimentati in alcuni comuni.
Probabilmente integrando questi metodi, di cui esiste una ampia e ricca documentazione teorico-pratica, si potrebbero ottenere risultati soddisfacenti.
Ad esempio, l’Agenda 21, con quesiti opportunamente ragionati, potrebbe assolvere alla prima fase di evidenziazione delle problematiche: indagine sulla carenza dei servizi di quartieri, dagli asili ai centri sociali, dai negozi e strutture commerciali di vicinato, al sistema sanitario diffuso etc.
Si potrebbero nella stesa Agenda 21 raccogliere le critiche dei cittadini riguardo al traffico, alle carenze del trasporto pubblico, i timori per la vicinanza di antenne tralicci, ripetitori o altri insediamenti inquinanti, le proteste per l’eccessiva rumorosità notturna o viceversa la desertificazione eccessiva.
Oltre a questo, un uso ben progettato e pubblicizzato dei percorsi partecipativi, potrebbero stimolare la curiosità e il successo di “pubblico”. Pensiamo alla proposta di passeggiate guidate nel sistema di verde diffuso e concentrato, in città, e dalle colline al mare, per individuare insieme possibilità di riconnessione, superando le molte fratture create con eccessi di cementificazione prodotti da una “modernità” di breve durata.
Altrettanto importante predisporre un progetto di percorsi nei luoghi storici, per fornire ai cittadini una guida di lettura della stratificazione nel tempo della città, per recuperare memoria e individuare le strutture testimoniali più significative per l’intera collettività, dal sistema delle mura e dei fossi, alle ville urbane e suburbane, alla vecchie Terme del Corallo, ect.
I laboratori o “cantieri” possono essere i luoghi in cui i cittadini e le cittadine avanzano proposte,le confrontano, le verificano.
Della necessità di poter consultare la documentazione in assoluta trasparenza e in tempo reale, abbiamo già parlato: questo è l’elemento imprescindibile per ogni processo partecipativo.
Senza di questo mancano i presupposti stessi per qualsiasi ipotesi partecipativa. Nella ex Casa della Cultura potrebbe essere ospitato l’atelier d’urbanistica dei livornesi, a buon coronamento delle molte aspettative create con CISTERNINO 2020.
L’OPEN SPACE potrebbe essere lo strumento idoneo per discutere il modello di città proposto dall’Amministrazione Comunale, e per individuare, ampliare e approfondire l’esame dei parametri di “misurazione” degli effetti prodotti dai nuovi insediamenti o dal cambio di destinazione d’uso di aree centrali e periferiche già costruite.
Tuttavia più che la scelta di un metodo piuttosto di un altro e la sua corretta applicazione, conta la volontà politica di costruire davvero partecipazione, e la credibilità del Sindaco di rispettarne gli esiti.
Anche la fase informativa è centrale, quindi importante la collaborazione dei media locali, l’uso di manifesti e/o pannelli elettronici, ben visibili e concentrati nei luoghi frequentati dai cittadini.

CONCLUSIONI
Il nostro obbiettivo è progettare insieme una città sana, trasformata nel rispetto dell’ecologia, della sua storia, della sua vocazione, della conservazione e la cura dei beni comuni, dell’uso attento e rigoroso delle risorse, della riduzione degli sprechi; una città sociale, luogo pubblico democratico, con servizi moderni includenti ben distribuiti, centri civici, culturali e sociali, abitazioni a costi sostenibili ed edilizia pubblica diffusa.
Il controllo della gestione del piano, la trasparenza dei dati delle parti eseguite, che consenta a tutti di verificare l’attuazione conforme del PRG, è altrettanto importante: se venissero stravolte le destinazioni d’uso e le quantità di superficie prevista, i processi di pianificazione partecipati sarebbero stati inutili.
Pensiamo di non essere soli in questo impegno, e di trovare sostegno dalla parte migliore della cittadinanza attiva: per fare questo basta iscriversi al nostro blog e comunicare con noi (sarebbe auspicabile convocare un incontro pubblico aperto per fine febbraio- inizio marzo).

LIVORNO 2 FEBBRAIO 2011